Nel cantiere edile il rischio è dietro l’angolo

Alcune delle situazioni più tipiche che meritano particolare attenzione.

Spesso sono proprio le attività estemporanee o di breve durata a essere quelle maggiormente pericolose per gli operatori. Cattive abitudini o errate indicazioni possono rivelarsi fatali. Ma basta poco, a volte, per garantire la sicurezza, organizzativa e puntuale, dei lavoratori.

Nei cantieri edili, le lavorazioni estemporanee o di durata relativamente breve sono molto più numerose che in altri ambienti. Gli spazi di lavoro sono caratterizzati da situazioni sempre nuove e in esse si ricorre molto spesso a una valutazione del rischio comparata fra due diverse misure di sicurezza. In questo confronto può accadere che l’uso di una misura di sicurezza, per così dire, consolidata, perché di tipo oggettivo o di tipo collettivo, cioè una misura di sicurezza che per lavorazioni stabili o di lunga durata sarebbe senz’altro prioritaria, potrebbe non essere conveniente perché lavori per la sua installazione potrebbero introdurre nell’intero ciclo rischi non giustificati rispetto al beneficio, modesto per la brevità della lavorazione. In altre parole, i rischi valutati per il montaggio della misura di sicurezza, scelta perché ritenuta prioritaria, sommandosi a quelli della lavorazione di produzione sposterebbero il totale generale, superando quelli che si avrebbero utilizzando misure di sicurezza di tipo individuale o di altro tipo come potrebbe essere la costante presenza di un preposto.

I lavori di manutenzione ordinaria di un tetto a falde, come la sostituzione di alcune tegole o la pulizia della superficie dei pannelli solari o infine la rimozione del materiale che ostruisce le grondaie, rappresentano situazioni reali più significative e concettualmente più semplici a sostegno di questa affermazione. La priorità delle misure collettive1 spingerebbe a realizzare un ponteggio metallico, mentre una corretta valutazione del rischio suggerisce che il rischio di caduta nel montaggio dell’opera provvisionale di tipo collettivo sposta la somma dei rischi a un valore tale da renderli maggiori a quelli che si valuterebbero se il lavoro fosse eseguito con dispositivi di protezione individuale agganciati a una linea vita o anche a un unico punto di ancoraggio. In queste ultime procedure la probabilità di caduta in assoluto è maggiore, ma poiché il tempo di esposizione è molto modesto il rischio finisce per essere minore a quello valutato per il montaggio del ponteggio metallico.

Qualità

Quando il braccio è impennato e il tubo di getto si estende verso il basso in tutta la sua lunghezza nel tragitto verticale del tubo la forza di gravità si sostituisce in parte alla pressione di avanzamento del flusso. Questo produce una separazione fra materiale inerte (più veloce) e impasto di cemento (più lento) e quindi una diversa concentrazione della miscela nel manufatto finale, non favorevole alla buona qualità del prodotto. La strozzatura inserita dall’applicazione del collo d’oca ricompone in parte la miscela evitando una eccessiva disomogeneità del getto.

Proiezione di materiale

Quando si ha la necessità di spostare in continuazione la posizione del tubo e l’uscita del calcestruzzo si trova nelle vicinanze degli operatori come nelle casseforme di travi di coronamento o di pareti verticali continue o di scale, l’estremità del tubo e l’uscita del calcestruzzo si trovano nelle immediate vicinanze degli operatori (almeno due: manovratore e vibratore). Se, in questo caso, non si provvede a rallentare in qualche modo la velocità di uscita del calcestruzzo parte del materiale si proietta in tutte le direzioni e ricopre gli operatori di cemento.

Rilascio dopo l’arresto del pompaggio

Quando si opera il getto all’interno di una serie di casseforme di pilastri, il tubo di getto rilascia una significativa quantità di calcestruzzo anche dopo che il manovratore per spostarsi da una cassaforma all’altra, ha interrotto il pompaggio. La presenza di una chiusura a cerniera sul terminale del tubo trattiene la caduta libera del calcestruzzo lungo il percorso da una cassaforma all’altra. Indicazione: tenere il tubo fermo sopra la cassaforma in attesa del termine del rilascio, oltre a introdurre tempi di esecuzione molto lunghi, non dà mai risultati certi.

Meno comprensibile è invece la natura delle motivazioni del divieto di queste attrezzature, che talora si concentrano in un unico elemento costituito da un collo d’oca munito di dispositivo di chiusura all’imbocco. Le motivazioni sono tutte riferite all’intasamento del condotto e successiva improvvisa ripartenza del flusso di calcestruzzo.

Il fenomeno può causare un movimento incontrollabile del tubo di getto, il cosiddetto colpo di frusta, dotato di notevole energia cinetica con potenziali effetti devastanti per la rigidità e per la massa del tubo e per l’anello metallico che è presente comunque alla fine del tubo flessibile. Le procedure di coordinamento impongono azioni di sicurezza più importanti per la gestione delle operazioni necessarie allo sblocco del flusso di calcestruzzo: interruzione della manovra di pompaggio e immediato allontanamento del personale a distanza di sicurezza dall’attrezzatura, fino a che il getto non ritorni regolare.
Non è mai detto chiaramente sulle documentazioni di sicurezza prodotte, ma si è autorizzati a pensare, salvo prova contraria, che i suddetti divieti siano originati dal ritenere che il colpo di frusta del tubo di getto sia pericoloso se attrezzato con collo d’oca e tanto più se quest’ultimo sia dotato di chiusura all’imbocco. In realtà, per quanto già detto, il colpo di frusta, conseguenza di una ripartenza improvvisa del flusso a seguito di un intasamento, è pericoloso a prescindere dalla presenza del collo d’oca.
È ovvio che la pericolosità possa aumentare per l’applicazione sul tubo di una parte metallica di riguardevole massa, ma questo aumento si potrebbe ripercuotere su un lavoratore solo se si contravviene manifestamente alla procedura data. Quindi, da una parte l’uso del collo d’oca non deve essere generalizzato, ma consentito solo nei casi descritti, quando cioè viene richiesto per motivi tecnici, ergonomici e di sicurezza, dall’altra non è corretto impartire restrizioni non ergonomiche alle lavorazioni perché si teme che procedure fondamentali non vengano rispettate.

In altre parole, se – nonostante nelle procedure di coordinamento siano state previsti determinati comportamenti per eliminare i rischi d’infortunio in caso del colpo di frusta – si vuole vietare il collo d’oca per timore che il pompista non rispetti questi comportamenti, non solo si perde di vista il rischio fondamentale costituito dal tubo anche senza collo d’oca, ma si rendono inutili le misure di sicurezza fondamentali. Ovvero, in altre parole, sarebbe come vietare la presenza di corpi contundenti sul fondo di un scavo perché, in assenza di u parapetto, una eventuale caduta da quelli sarebbe aggravata.

Noleggio a caldo di piattaforme aeree

È noto l’obbligo, per alcune piattaforme aeree, in base al quale le manovre siano effettuate da un operatore a bordo della piattaforma. La posizione del manovratore a terra, o in qualsiasi altra parte, potrebbe essere tanto lontana dal cestello in movimento, a bordo del quale stazionano altri lavoratori, da causare errori di valutazione di distanze o di presenza di ostacoli. Non sono stati infrequenti gravi infortuni per errori di manovra da parte di manovratori a terra o all’interno della cabina dell’automezzo che trasporta la piattaforma. L’obbligo è comprensibile e di normale attuazione quando l’attrezzatura è usata nell’ambito dell’azienda proprietaria del mezzo; diventa problematico nel caso di noleggio con operatore.
Questi, sentendosi estraneo a qualsiasi operazione venga eseguita in quota, manovra sempre da terra. Se interpellato sulla regolarità di questo tipo di postazione, l’operatore si identifica nel soggetto della manovra di emergenza e sostiene che solo da terra si può procedere a questa operazione. La situazione è sottovalutata e la motivazione è superficiale. Il rispetto delle istruzioni di manovra è tassativo. Ma è anche vero che, con tutto il rispetto dell’importanza della formazione, le istruzioni per questa manovra sono piuttosto semplici e questa si effettua sempre a motore spento.

Con una chiave si accede al quadretto di emergenza. La manovra avviene con un comando, a pulsante o a leva, che libera il fluido verso il serbatoio attraverso una valvola limitatrice di flusso, provocando la discesa per gravità della piattaforma a velocità controllata. Se le istruzioni prescrivono la manovra a bordo della piattaforma, il manovratore, prima delle operazioni, istruisce un soggetto dell’impresa che ha preso a noleggio l’attrezzatura, gli consegna la chiave del quadretto, stabilisce un contatto vocale con lo stesso e sale a bordo della piattaforma. All’inizio di ogni giornata lavorativa successiva ripete queste istruzioni prima di incominciare le operazioni.

Ponteggio all’interno dei vani ascensori

Il sistema migliore per eliminare il rischi di caduta nel vano ascensore durante il lungo intervallo di tempo che separa la costruzione della struttura di cemento armato (quasi all’inizio dell’opera) dall’istallazione dell’impianto (quasi alla fine dell’opera) consiste nel costruire fin da subito all’interno il ponteggio di tubi e giunti, a servizio del futuro montaggio, con ripiani in corrispondenza dei solai.

Negli edifici di civile abitazione, la distanza fra un piano e l’altro varia da 270 a 300 cm. Poiché il regolamento prescrive che gli impalcati distanti più di 2,50 m devono essere dotati di sottoponte, fra due ripiani consecutivi dovrebbe essere realizzato un impalcato che abbia questa funzione. Poiché nel nostro caso l’obbligo è generato dal superamento dell’altezza limite fissata dal regolamento di appena 20-50 cm e poiché la costruzione del sottoponte, come ogni altra lavorazione in quota, introduce nella lavorazione un rischio di caduta dall’alto, è lecito chiedersi se esiste un’altra misura di sicurezza che risponda alle finalità del sottoponte4 che non presenti gli stessi rischi durante la costruzione. La sostituzione del sottoponte con il raddoppio dello strato di tavole del ripiano soddisfa alle condizioni poste. Infatti, da una parte, come nel caso del sottoponte, c’è il raddoppio dell’opera provvisionale e, dall’altra, il posizionamento di un secondo strato di tavole sui ripiani del ponteggio non comporta alcun rischio di caduta.

Abbigliamento

A parte alcune lavorazioni tradizionali (saldatura) od occasionali di particolare natura nelle quali l’abbigliamento di sicurezza deve coprire l’intero corpo, la riduzione dell’abbigliamento nella parte superiore del corpo durante la stagione estiva deve arrestarsi alla maglietta con mezze maniche. Al contrario, poiché la continuità del tessuto nei pantaloni normali può costituire impaccio nell’articolazione in caso di abbondante sudorazione, nella parte inferiore si possono consentire pantaloni a mezza gamba e scoprire le ginocchia. Pertanto, occorre raccomandare ai datori di lavoro di non permettere ai lavoratori di operare in canottiera, né tanto meno a torso nudo e di controllare che i lavoratori che optano per il pantalone a mezza gamba indossino tassativamente i calzini per proteggere la parte inferiore della gamba.

Dopo avere ribadito la riserva per le lavorazioni nelle quali la protezione obbligatoria fornita dall’abbigliamento non potrà essere ridotta per alcun motivo, conviene supportare entrambe le posizioni assunte, mai trattate nei manuali di prevenzione infortuni e igiene del lavoro, con esempi tratti dall’esperienza quotidiana di cantiere. I lavoratori che frequentemente tendono a lavorare a torso nudo sono spesso i ferraioli. Invitati a mantenere un abbigliamento più confacente a un ambiente di lavoro, protestano lamentandosi del caldo estivo.

Questo atteggiamento nasce, naturalmente, da un pregiudizio: senza entrare nel merito dei tumori della pelle, artigiani di esercizi alimentari o lavoratori delle fonderie lavorano tutto l’anno in ambienti termicamente molto più severi senza spogliarsi. Riguardo, invece, alla possibilità concessa ai lavoratori di indossare nella stagione calda pantaloni lunghi fino a sopra il ginocchio, appare scontato che se l’abbigliamento fosse completato con calzini lunghi, à la coloniale, il rischio dovuto alla piccola parte scoperta che rimarrebbe sarebbe trascurabile rispetto ai vantaggi ergonomici di avere la completa libertà nell’articolazione degli arti inferiori.

Ma, altro è parlare di una divisa militare nella quale si può pretendere per disciplina una correttezza assoluta e altro è disporre che queste regole vengano rispettate nell’ambiente dei cantieri. Si rimane in ogni caso dell’avviso che nei giorni più caldi il pantalone sopra al ginocchio, accompagnato da un paio di calzini qualsiasi, sia più conveniente di quello lungo.

Passaggio di carichi sospesi

Il pericolo costituito da un carico sospeso, trattato nella vecchia normativa con un divieto riferito alla manovra dei carichi, nel D.Lgs. 81/2008 si è trasformato in un divieto di sostare riferito ai lavoratori. A parte che, in ogni caso, gli obblighi fanno capo al datore di lavoro, sfugge la ragione di questa variazione. Qualsiasi divieto riguardante i carichi sospesi è in ogni caso molto difficile da gestire. Da un lato, lo spostamento continuo delle lavorazioni nel cantiere e dei lavoratori nelle lavorazioni non consente di stabilire traiettorie del carico sgombre da persone; dall’altra ci sono situazioni nelle quali le operazioni di sollevamento carichi sono così frequenti e numerose che gli avvisi acustici lanciati dal gruista perdono la loro funzione di allarme.

Si assiste, in questo caso, a una sorta di atteggiamento indifferente da parte dei lavoratori: rimangono dove sono senza neanche dirigere lo sguardo verso l’alto per allertarsi. Poiché, peraltro, emerge nei colloqui con gli interessati, la causa per la quale non ci si allerta alzando il capo verso il cielo è talvolta il timore che l’elmetto scivoli dal capo, è una buona occasione per spezzare una lancia in favore dell’elmetto con sottogola che, oltre a permettere ai lavoratori una maggiore libertà di movimento, dovrebbe essere prescritto nei cantieri, dove lo scivolamento dell’elmetto verso le ampie aperture verso l’esterno o nel transito dei ponteggi o nei vani scala potrebbe avere dannose conseguenze.